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Virus A, donna grave al Ruggi

lunedì, 23 novembre 2009

SALERNO — È entrata in funzione l’ap­parecchiatura per la circolazione extra­corporea attivata nel reparto di terapia intensiva, annessa alla cardiochirurgia, dell’Azienda ospedaliera universitaria San Giovanni di Dio Ruggi d’Aragona di Salerno. Così ieri mattina è stata ricove­rata una paziente di 31 anni, affetta da gravissime insufficienze cardiorespirato­rie, proveniente dall’ospedale Rummo di Benevento. L’azienda ospedaliera sa­lernitana, che prossimamente attiverà anche una seconda apparecchiatura per la circolazione extracorporea, si è inseri­ta a pieno titolo nel circuito regionale per l’emergenza dell’influenza A H1N1. Al Ruggi, fino a ieri sera, erano ricove­rati 21 pazienti per il virus A: sette sono risultati positivi, uno è in attesa del risul­tato delle analisi mentre per altri quattro è stato scongiurato ogni rischio. Situazio­ne sotto con­trollo anche in provincia dove i casi di contagio so­no comun­que in dimi­nuzione ri­spetto al pri­mo periodo. Sono stati segnalati due casi sospetti ne­gli ospedali di Scafati e Sapri mentre al reparto di pediatria di Pagani è ricovera­to un bambino che ha contratto il virus dell’influenza A-H1N1. Per fortuna, nella giornata di ieri, non è stata segnalata alcuna vittima. L’ultima morte risale alla giornata di giovedì, quando all’ospedale Cotugno di Napoli è deceduta Lorella Lettieri, di 45 anni, che dal nove novembre scorso era ricoverata nel reparto di rianimazio­ne del nosocomio partenopeo. La don­na era affetta da una grave forma di me­ningite ed era risultata positiva al test A-H1N1. Al Cotugno i degenti ricovera­ti sono 28 di cui tre in rianimazione. Al Policlinico di Napoli, invece, è stato di­messo uno dei quattro pazienti ricovera­ti in rianimazione. FONTE: Federico Natella, Corriere.it

Influenza A, Roma precetta i suoi medici. Ferie bloccate per tutti in due grandi Asl

sabato, 7 novembre 2009

Sabato ispezione del sindaco nelle strutture sanitarie
E alla preghiera in moschea arrivano le mascherine

ROMA – Medici precettati a causa dell’emergenza influenza A nella Capitale. Le grandi Asl Roma-B e Roma-­C hanno decretato il blocco di ferie e congedi per dottori, infermie­ri e tecnici impegnati nella pandemia da lunedì 9 novembre fino ai pri­mi di gennaio.
Nel frattempo l’on­data di contagi nel Lazio si allarga: tredici nuovi casi sono stati ac­certati venerdì 6 e 20 sono quelli so­spetti al Policlinico Umberto I. Due medici di base di Anzio, ri­coverati nell’ospedale locale, sono positivi ai test, dopo la morte di un tecnico di radiolo­gia nei giorni scorsi nella stes­sa città costiera. E centinaia di casi sono stati registrati negli altri ospedali della capitale.
Sabato 7 il sindaco di Roma Gianni Alemanno effettuerà un sopralluogo in molte strutture. E nella mo­schea di Forte Antenne, per ar­ginare il rischio del contagio, si pensa di distribuire le ma­scherine durante le preghiere che raccolgono anche 2.500 musulmani.

Per tenere sotto controllo la situazione, Elisabetta Pacca­pelo, direttore generale della Asl Roma-C, che comprende il Sant’Eugenio e il Cto) ha de­ciso di bloccare ferie e conge­di da lunedì prossimo fino ai primi di gennaio per il perso­nale ritenuto indispensabile a far fronte alla pandemia. Ana­loga decisione è stata promos­sa dai vertici della Asl Ro­ma- B. Vanno avanti intanto le in­dagini della Procura di Roma che ha acquisito le cartelle cli­niche per i due decessi avve­nuti in ospedali della Capitale nei giorni scorsi: quello di Chantal Carleo, la ballerina di 18 anni affetta da fibrosi cisti­ca morta nel Bambino Gesù, risultata positiva all’influenza A, e quella di Manuel Tartari­ni, 10 anni, morto nel Villa San Pietro, ma negativo ai test.

La Procura procede per l’ipotesi di omicidio colposo, per eventuali negligenze del personale ospedaliero. «I pazienti con l’influenza A sono ricoverati in pediatria e malattie infettive – spiegano dall’Umberto I – Ieri sono stati dimessi 3 bambini ricoverati per influenza A-H1N1 e altri 2 verranno dimessi oggi. Intan­to migliorano le condizioni dei piccoli ricoverati in tera­pia intensiva pediatrica».
Secondo il Sistema di sorve­glianza di Laziosanità, l’Agen­zia di sanità pubblica della Re­gione (Asp), sono stati 227 gli accessi in pronto Soccorso e 36 i ricoveri registrati nella giornata di giovedì: il dato, che è il frutto del monitorag­gio effettuato in 21 pronto soccorso regionale, è in me­dia con quello dell’ultima set­timana che è stato di 249 ac­cessi giornalieri e 36 ricoveri.

Nicola Zingaretti, presiden­te della Provincia di Roma, ha ribadito che «l’importante è non creare allarmismi ingiu­stificati nell’affrontare questa ondata di influenza: le istitu­zioni stanno facendo il loro compito». Al sindacato Ospol, che ha chiesto la vacci­nazione di 6.800 agenti della municipale, il comandante dei vigili urbani di Roma, An­gelo Giuliani, replica: «Il presi­dente della commissione Poli­tiche sanitarie del Comune, Fernando Aiuti, ha annuncia­to l’arrivo dei vaccini per tut­to il personale dell’ammini­strazione»

Fonte: Francesco Di Frischia, Corriere.it

Niguarda e la nuova influenza: «Psicosi come per l’antrace»

sabato, 7 novembre 2009

MILANO — Beninteso che l’influenza A non è la peste — per fortuna —, all’inizio della sua giornata di 12 ore in Pronto soccorso, Daniele Coen si vede un po’ come Bernard Rieux, il dottore francese protagonista del romanzo di Albert Camus: «Non so quello che mi aspetta né quello che accadrà. Per il momento ci sono dei malati e bisogna guarirli. (…) Io li difendo come posso». È il primario di Medicina d’urgenza del Niguarda, 56 anni, la metà trascorsi in corsia. Ma una psicosi simile Coen l’aveva vista solo nel 2001 con l’incubo antrace, anche se le richieste d’aiuto allora erano decisamente inferiori: ormai anche qui, nel Pronto soccorso simbolo di Milano per i casi più gravi (dai politraumatizzati degli incidenti stradali, agli intossicati da monossido di carbonio che hanno bisogno della camera iperbarica), una visita su cinque è di pazienti che temono di avere il virus H1H1.

QUASI 300 AL GIORNO – Dal 15 ottobre ne arrivano quasi 300 al giorno; rispetto allo stesso periodo del 2008 le visite ai bambini sono raddoppiate, quelle agli adulti in crescita costante (più 10%). Ma solo il 15% viene ricoverato. Il resto del viavai è da imputare soprattutto alla paura. «Il Pronto soccorso è sotto assedio, il rischio di sottovalutare qualche caso cresce — spiega Coen —. Così ora abbiamo preparato volantini da distribuire a chi dimettiamo: sono riassunte le indicazioni utili per capire se e quando tornare a farsi visitare». Ai tempi del virus H1N1 quello di dottore scrupoloso è un compito particolarmente arduo e una sfida quotidiana: «Davanti ai timori sempre più forti della popolazione, a volte, vengo assalito da un senso di impotenza — racconta il medico —. Io e il mio staff ripetiamo centinaia di volte al giorno frasi del tipo “Non ci sono problemi, state tranquilli”, ma spesso negli occhi di chi mi sta di fronte vedo trasparire una paura irrazionale». Confessioni dalla prima linea: «Bisogna gestire l’assalto dei pazienti con lo stesso numero di medici e infermieri — dice il primario —. In Medicina vanno fatti coesistere i malati senza il virus con quelli infettivi: le precauzioni per evitare i contagi sono numerose, dalle mascherine al lavaggio frequente delle mani fino ai camici speciali».

PUNTO DI RIFERIMENTO – Il Niguarda, con i suoi 1.305 posti letto, è stato scelto come punto di riferimento della Lombardia per la sorveglianza epidemiologica dell’H1N1. Tra il telefono che squilla in continuazione, i pazienti che vogliono essere rassicurati, gli infermieri che chiedono ragguagli per evitare i contagi tra i ricoverati e la disponibilità dei posti letto da controllare, Coen deve trovare il tempo di sfogliare il position paper (le linee guida) di una delle più importanti società scientifiche italiane alle prese con il virus. Ma ne ricava ben poco aiuto. Nella stessa pagina — la 19 — in un paragrafo c’è scritto: «I dati Usa dimostrano che i soggetti over 65 anni non presentano un eccesso di rischio di ospedalizzazione e morte»; in quello successivo gli stessi pazienti vengono inseriti tra le categorie più a rischio di complicazioni. Roba da non capirci più niente: «Una delle maggiori difficoltà davanti ai casi di sospetta influenza A è fare scelte istantanee e a ritmo continuo in assenza di indicazioni univoche — si sfoga Coen —. Ci sono orientamenti controversi. Succede anche per l’uso degli antivirali in gravidanza, che vede gli esperti divisi sulle pazienti da curare». Ogni decisione in merito ai ricoveri è un arrovellarsi estenuante, la scelta dei farmaci scandita da dubbi: «Una donna che a casa non ha nessuno in grado di prendersi cura di lei va ricoverata, anche se non è grave? — si chiede Coen —. E a quel giovane con disturbi respiratori è meglio prescrivere l’antivirale, anche se sono trascorse più di 48 ore dall’inizio dei sintomi (e, dunque, la somministrazione può essere inutile)?». Alla fine l’unica salvezza è il buon senso assieme all’esperienza clinica. E gli errori di valutazione? «Dio ce ne scampi»

Fonte: S. Ravizza, Corriere.it